11 luglio 2015: al Memoriale di Potočari a Srebrenica, si commemorano le vittime del genocidio perpetrato nel luglio 1995 dalle truppe serbo-bosniache sulla popolazione musulmana. Testi e foto di Nicole Corritore
E' il 10 luglio, tarda mattina. Sono state montate le tende nei giardini delle case, lungo la strada che da Srebrenica porta al Memoriale di Potočari dove l'11 luglio si terrà la commemorazione e il rito di sepoltura collettivo. Alla sera, sotto queste tende verranno accolti i partecipanti: familiari delle vittime, singoli cittadini e cittadine venute dalla Bosnia Erzegovina e da paesi confinanti come Serbia e CroaziaDonne e uomini siedono all'ombra degli alberi che costeggiano il cimitero-Memoriale di Potočari. Sono in attesa delle bare in arrivo dal Centro di identificazione di Tuzla, oltre che dei parenti e degli amici che stanno partecipando alla Marcia per la Pace in arrivo nel pomeriggio. Nel ventennale del Genocidio hanno partecipato alla commemorazione 50mila persone, provenienti anche da paesi dell'Ue e di paesi come USA e GiapponeNella prima mattina del 10 luglio si è concluso lo scavo delle fosse nelle quali il giorno dopo verranno tumulati i tabut (bare) contenenti i resti delle vittime, riesumati dalle fosse comuni e definitivamente identificate dall'Istituto Internazionale per le Persone Scomparse e dall'apposita commissione bosniaca nel corso dell'ultimo anno, attraverso l'esame del DNASono arrivate le 136 bare delle vittime che avranno finalmente degna sepoltura: 19 di queste, nel 1995 erano minorenni o avevano appena compiuto i 18 anni. I familiari attendono in coda davanti all'hangar dove sono state depositate. E' uno degli hangar di quella che nel 1995 era la base dei Caschi blu olandesi, ai quali migliaia di cittadini di Srebrenica chiesero protezione dalle truppe serbo-bosniache di Ratko MladićIn un altro hangar della base Onu, parte della "Spomen soba Srebrenica - Potočari" (Stanza della Memoria), si sta finendo di allestire la mostra fotografica "Srebrenica - Area protetta Onu - 1995-2015" e la sala con i fazzoletti che portano i nomi delle vittime del Genocidio. In queste sale, l'11 luglio si terranno i discorsi ufficiali delle alte cariche locali e di diversi Stati europei ed extraeuropei10 luglio, mezzogiorno. Davanti all'ingresso del cimitero-Memoriale, una donna attende l'arrivo dei suoi nipoti e di altri parenti che stanno percorrendo gli ultimi 15 chilometri della Marcia per la Pace. Attorno a lei soldati dell'esercito BiH, oltre a decine di fotoreporter e giornalisti provenienti da molti paesi esteriSoldati e poliziotti sono dislocati a controllo di sicurezza della ex-base ONU, del Memoriale e della strada che passa attraverso i due complessi. Una fila di militari si apposta di fronte all'ingresso del Memoriale: manca poco all'arrivo dei maratoneti, partiti da Bihać e da Vukovar, e della Maratona ciclistica organizzata in memoria delle vittime dell'11 luglio 1995Nel pomeriggio arrivano i 10mila che hanno percorso a piedi 100 km, partendo l'8 luglio da Nezuk (vicino a Tuzla). E' la "Marš Mira" (Marcia della Pace), organizzata per la prima volta nel 2003 da poche centinaia di sopravvissuti alla "Marš Smrti" (Marcia della morte), percorsa in senso inverso nel 1995 da migliaia di persone in fuga da Srebrenica attraverso boschi e campi minati e sotto i bombardamenti dell'esercito serbo-bosniacoAlla Marcia della Pace hanno partecipato, oltre a migliaia di bosniaci, donne e uomini provenienti da paesi stranieri. Tra italiani, tedeschi, austriaci, giapponesi, americani, francesi, sloveni, slovacchi, turchi, anche spagnoli tra i quali una delegazione proveniente dalla Catalogna: sullo striscione campeggia la scritta "Sempre con voi, non dimentichiamo"Uno dei partecipanti alla Marcia della Pace racconta che lungo quei duri 100 chilometri nessuno è stato risparmiato dalle vesciche e dalla rottura delle scarpe. Queste sono le sue, rattoppate alla bell'e meglio grazie al nastro adesivo donatogli dai volontari della Protezione civile della Bosnia Erzegovina, con le quali è arrivato testardamente a destinazioneDal 2005, nel giorno della memoria del Genocidio di Srebrenica, viene organizzata la maratona ciclistica "Bihac - Srebrenica". Quest'anno, accanto ai 250 ciclisti tra i quali alcuni stranieri, si è svolta anche la Super maratona a piedi "Da se ne zaboravi" (Per non dimenticare): il primo arrivato, appena varcato l'ingresso del Memoriale, si è inginocchiato e ha baciato la terraSono arrivati anche i partecipanti alla quarta edizione della "Moto Marathon Srebrenica - per non dimenticare, per dire mai più", organizzata dal moto club Ilidža di Sarajevo. Quest'anno sono state 360 le moto arrivate a Potočari-Srebrenica, provenienti da Croazia, Slovenia, Germania, Italia, Svezia, Olanda e altri paesi dell'UeDall'hangar dell'ex-base ONU comincia a muoversi una lunga fila di uomini che, a gruppi di due o quattro, reggono i piccoli tabut sopra le proprie teste. Durante il trasporto verso il cimitero-Memoriale, la folla ammassata lungo il tragitto assiste in denso silenzio e sfiorando le bare al loro passaggioSabato 11 luglio. Nella tarda mattinata, prima della cerimonia di sepoltura, presso la ex-base ONU si tengono i discorsi di vari rappresentanti istituzionali. Tra coloro che parlano, dopo l'apertura del sindaco di Srebrenica Ćamil Duraković, c'è anche la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, arrivata a Sarajevo il giorno prima dove ha incontrato rappresentanti istituzionali e della società civileTra i fischi di alcune decine di persone ammassate oltre le transenne, arriva all'ex base ONU il Primo Ministro serbo, Aleksandar Vučić. La presidente dell'Associazione "Majke enklave Srebrenica i Žepa", Munira Subašić, gli stringe la mano. Entrato nell'hangar, il premier serbo firmerà il "Libro del lutto" in onore delle vittime di SrebrenicaL'arrivo di Bill Clinton, che fu presidente americano tra il 1993 e il 2001, viene accolto da applausi e "Hvala!". I bosniaci musulmani lo ringraziano per la campagna di bombardamenti aerei Nato contro le truppe serbo-bosniache avvenuta tra agosto e settembre 1995. Clinton è anche colui che inaugurò il Memoriale nel 2003, quando venne a Srebrenica per incontrare le associazioni dedicate alla ricerca degli scomparsiMentre presso l'ex base ONU si tengono i discorsi ufficiali, migliaia di persone vi assistono dal Memoriale grazie a un mega-schermo. La temperatura è salita a 36 gradi, il cielo è terso, si attendono le ore 13 per l'inizio della dženaza-namaz (preghiera collettiva) durante la quale verranno letti nomi e cognomi delle 136 vittime che verranno tumulate accanto alle 6.241 seppellite man mano, ogni 11 luglio, in più di un decennioE' il momento dell'ingresso al Memoriale delle alte cariche istituzionali: all'arrivo del Primo Ministro serbo Vučić, la folla fischia e urla. Un piccolo gruppo pronuncia "Allahu Akbar", altri "assassino", "cetnico", "portatelo via". Sulla collina appare uno striscione: "Per ogni serbo morto uccideremo 100 musulmani"; frase attribuita a Vučić quando membro del governo di Milošević. La folla comincia a spostarsi verso di lui e dopo essere stato bersaglio di sassi e bottigliette, le forze di sicurezza lo fanno evacuare d'urgenzaMentre il reis Ulema Kavazović, il leader religioso dei musulmani bosniaci, al microfono invita più volte alla calma pregando di tornare a commemorare le vittime e non assumere atteggiamenti violenti, vengono bloccati dalla polizia alcuni degli aggressori. Il Primo Ministro Vučić viene fatto salire sull'auto blindata che lo attende sulla strada che sovrasta la collina del Memoriale e riportato a BelgradoSono le cinque del pomeriggio. La commemorazione è finita, migliaia di persone e tutti i mass media se ne sono andati. Tra le lapidi bianche e le montagne di terra che coprono le bare deposte oggi, sono rimasti solo alcuni familiari. E' l'unico vero momento di pace e di silenzio di questo giorno, in cui poter piangere i morti senza la presenza di fotografi e telecamereDecine di mezzi di trasporto partono dalla ex base ONU: la colonna scorre davanti al Memoriale, in direzione di Bratunac, per quasi 4 ore. Torna alla memoria la partenza degli autobus su cui i soldati di Mladić stiparono donne, anziani e bambini sotto i dieci anni per allontanarli da Srebrenica. Tutti i maschi sopra agli 11 anni di età verranno invece deportati, picchiati e uccisi e poi gettati in fosse comuni anche molto distanti da Potočari11 luglio, tardo pomeriggio. Si sentono solo le voci degli investigatori: interrogano i poliziotti che si trovavano nella zona dell'aggressione al Primo Ministro serbo. Poco lontano una ragazza, tra i pochissimi rimasti, appende una catenina alla lapide, la accarezza e se ne va. Ora sono 6377 le vittime sepolte, in attesa del ritrovamento e dell'identificazione delle centinaia di scomparsi che ancora mancano all'appello