Mihajlo
(23/05/2012 10:45)
Concordo con Mauro e Giulia, finché c'era Tito con la sua dittatura di ferro e velluto allo stesso tempo l'ideale 'bratstvo i jedinstvo' (fratellanza e unità) teneva uniti tutti i popoli jugoslavi, con l'eccezione del Kosovo, dove sempre c'era un malcontento latente, dovuto al nazionalismo albanese e dal sentimento di non appartenenza al popolo slavo. Poi il crollo del comunismo nell'est Europa assieme alla differenza di vedute tra sloveni e croati, che avevano voglia di cambiamento, e il governo centrale jugoslavo, retto per la maggiorparte dai serbi, che di cambiare non ne aveva voglia per nulla. Il nazionalismo e i suoi partiti fecero il resto, con la retorica nazionalista da ogni parte si accentuava sempre più la divisione, da fuori arrivavano sempre più 'inviti' alla divisione, poi successe tutto quello che poi sappiamo. Chiunque abbia agito per il male del popolo qualunque esso sia deve pagare, senza sconto alcuno, con buona pace dei pazzi che ancora li sostengono.