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In Unione europea esiste un enorme potenziale per la produzione di energia rinnovabile, sfruttato ancora solo in piccola parte. È concentrato soprattutto nelle regioni rurali: con gli investimenti adeguati potrebbe creare una preziosa occasione di sviluppo
Secondo un recente studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea, all’interno dell’UE ci sarebbe il potenziale per generare fino a 12.500 terawattora (TWh) di energia rinnovabile ogni anno, superando di gran lunga gli attuali livelli di produzione.
Di questi, ben l'88% potrebbe provenire da impianti fotovoltaici, in particolare da parchi solari a terra in Paesi ricchi di sole come Spagna, Romania, Francia, Portogallo e Italia. Gli impianti eolici sulla terraferma potrebbero rappresentare un altro 11%, mentre l'energia idroelettrica contribuirebbe al restante 1%.
Questi dati indicano che l’Europa avrebbe enormi opportunità per incrementare la produzione di energia rinnovabile, ridurre la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, e rafforzare così la sua sicurezza energetica.
Le regioni rurali al centro della transizione energetica
Andando a vedere come si distribuisce geograficamente questa potenziale produzione di energia tramite fonti rinnovabili, si può notare che nella sola Spagna si potrebbero generare quasi 3.000 TWh all'anno dall'energia solare. Anche la Romania e la Francia hanno un notevole potenziale da sfruttare.
Uno dei risultati più rilevanti dello studio condotto dal Centro comune di ricerca riguarda le aree rurali. È infatti lì che, in molti casi, si concentra il potenziale maggiore per la produzione di energia rinnovabile. Queste regioni, spesso alle prese con la stagnazione economica e lo spopolamento, potrebbero trarre notevoli benefici dalla transizione energetica. Lo sviluppo di parchi solari ed eolici potrebbe infatti generare occupazione, attrarre investimenti e fornire flussi di reddito stabili alle comunità locali.
Per liberare davvero questo potenziale non bastano però condizioni naturali favorevoli. Le lacune infrastrutturali, i sistemi di rete obsoleti e le barriere normative rimangono ostacoli significativi. Per esempio, molte aree rurali non dispongono attualmente della capacità di trasmissione e stoccaggio di energia necessaria per integrare una produzione rinnovabile su larga scala nelle reti elettriche nazionali ed europee. Senza investimenti mirati, gran parte di questo potenziale rischia dunque di rimanere inutilizzato.
Il ruolo dei fondi di coesione
La politica di coesione, il principale strumento utilizzato dall'UE per promuovere lo sviluppo regionale, potrebbe essere sfruttata per sbloccare il potenziale ancora inespresso della produzione di energia tramite fonti rinnovabili – soprattutto nelle regioni rurali e meno sviluppate dove le condizioni naturali sono più favorevoli.
Nel ciclo di bilancio 2021-2027 l’UE ha stanziato, nell’ambito del filone dei fondi di coesione volto a creare un’“Europa più verde”, più di 36 miliardi di euro solo per la voce di spesa “energie rinnovabili”.
Questi fondi stanno andando perlopiù alla Spagna (13 miliardi) e alla Polonia (7 miliardi), seguite dall’Italia (3 miliardi).
Gli investimenti andranno a finanziare non solo la creazione di nuovi impianti per la produzione di energia rinnovabile, ma anche la modernizzazione della rete elettrica, la digitalizzazione e nuove soluzioni per lo stoccaggio dell'energia – innovazioni essenziali per far sì che l'energia rinnovabile prodotta possa essere distribuita e consumata in modo efficiente.
Per sovvenzionare l'installazione di pannelli solari, pale eoliche o altri tipi di sistemi di produzione di energia rinnovabile l’UE ha stanziato ben 10,75 miliardi di euro. Di questi, quasi 2,8 miliardi andranno alla Spagna, seguita nuovamente dalla Polonia con poco più di due miliardi e dall’Italia con 882 milioni.
Nonostante le cifre investite siano ingenti, per massimizzare i punti di forza delle singole regioni saranno necessari approcci differenziati. Gli investimenti nell'energia eolica, ad esempio, dovrebbero concentrarsi sulle aree spazzate da venti piuttosto costanti, mentre le aree fortemente urbanizzate possono trarre maggiori benefici da installazioni di pannelli solari sui tetti. Anche la Commissione europea ha sottolineato l'importanza di adattare le strategie per la transizione energetica alle condizioni locali, piuttosto che implementare politiche uguali per tutte le aree.
Lo sviluppo e la diffusione delle comunità di energia rinnovabile può essere un’ulteriore strategia che favorisce la transizione energetica e lo sviluppo dei diversi territori. Tramite questa comunità, gruppi locali infatti si organizzano per generare, immagazzinare, scambiare e vendere energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili. Queste iniziative contribuiscono alla resilienza economica delle singole regioni. In alcuni casi, Comuni e cooperative energetiche create ad hoc stanno assumendo un ruolo guida nella promozione di progetti solari ed eolici di cui beneficiano direttamente le popolazioni locali.
Le sfide e la strada da percorrere
Nonostante le opportunità esistenti, prima che l'Europa possa capitalizzare appieno il suo potenziale di energia rinnovabile occorre risolvere i conflitti per l'uso del territorio, le preoccupazioni di ordine ambientale e le strozzature amministrative. In alcuni casi, le lunghe procedure per ottenere le autorizzazioni scoraggiano gli investitori, mentre le preoccupazioni per l'impatto sulla biodiversità hanno alimentato le resistenze di alcune comunità locali.
Per superare questi ostacoli, i decisori politici devono trovare un equilibrio tra l'esigenza di accelerare la transizione energetica e la tutela della sua sostenibilità ambientale e sociale. Procedure chiare, incentivi finanziari per la partecipazione delle comunità locali e l'integrazione di misure per la protezione della biodiversità saranno fondamentali.
Il dispiegamento del potenziale non ancora sfruttato delle energie rinnovabili in Europa rappresenta non solo un imperativo climatico, ma anche un'opportunità economica e strategica che potrebbe favorire tra gli altri lo sviluppo regionale: la sfida è ora quella di tradurre il potenziale in realtà.
Questo materiale è pubblicato nel contesto del progetto "Cohesion4Climate" cofinanziato dall’Unione europea. L’UE non è in alcun modo responsabile delle informazioni o dei punti di vista espressi nel quadro del progetto; la responsabilità sui contenuti è unicamente di OBCT.
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