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ADDIO BOSNIA, VADO A SARAJEVO

Le notizie riportate nell'articolo di Azra sorprendono e rattristano; ma, a ben pensarci, non dovrebbero sorprendere più di tanto. Con altri amici frequento più volte all'anno la Bosnia, partecipando, in modo semplice, ad iniziative di dialogo e collaborazione tra le comunità di Gracanica (zona musulmana) e Petrovo (zona serba). Ma, a ben pensarci, la condizione della Bosnia non poteva migliorare, se si permettevano alcune cose gravi: la città di Mostar sempre divisa in due, oppure i profughi non disponibili a tornare a Mostar, Bratunac, Vlasenica ecc, perché ancora oppressi dalla paura. Ho citato solo due esempi (per conoscenza personale) che sono emblematici di una situazione complessiva che sembra senza soluzione, a causa delle ambiguità e delle colpe degli accordi di Dayton. Come dovevamo aspettarci, i nodi vengono al pettine. Se la prospettiva è la creazione di stati etnici, è spaventoso. La creazione di stati etnici non solo è improponibile per la civiltà del terzo millennio, ma è rischiosissima sul piano pratico: nella situazione della Bosnia, con distribuzione entica nel territorio "a mosaico", o "a pelle di leopardo", cosa potrebbe succedere? Non dimentichiamo quanto successe nella divisione tra India e Pakistan, a seguito dell'indipendenza dalla dominazione britannica! Un futuro per la Bosnia è solo nella prospettiva europea, anche se l'adesione all'UE è un processo molto lontano.