Computer portatile e smartphone con il simbolo del divieto di TikTok © RKY Photo/Shutterstock

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Il governo albanese ha introdotto un divieto di un anno per TikTok, citando preoccupazioni riguardo all’influenza della piattaforma sui giovani. Una decisione criticata per la mancanza di trasparenza e le conseguenze sulla libertà di espressione, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari dell’11 maggio

18/03/2025 -  Erion Gjatolli

Le autorità albanesi hanno imposto il blocco di TikTok in seguito a un tragico episodio verificatosi nel novembre 2024, quando un ragazzo di 14 anni è stato accoltellato e ucciso davanti a una scuola di Tirana. Subito dopo l'aggressione, che avrebbe coinvolto altri due minorenni, alcuni video diffusi in rete mostravano alcuni ragazzi esprimere sostegno per l'omicidio.

Alla sua prima apparizione pubblica dopo l'incidente, il Primo ministro albanese Edi Rama ha sottolineato l'influenza delle piattaforme social sul comportamento dei giovani, citando in particolare il ruolo di TikTok e Snapchat nel fomentare violenza e discorsi d'odio, e annunciando al contempo misure restrittive.

Quest’ultime sono arrivate a marzo, quando il governo ha deciso di vietare l’accesso a TikTok, in seguito a consultazioni con circa 1300 genitori e insegnanti in tutto il paese, in cui il 90% dei partecipanti si è dichiarato favorevole al divieto.

Tuttavia, sia la decisione che il processo di consultazione hanno suscitato diverse preoccupazioni.
La compagnia cinese ha chiesto ulteriori chiarimenti alle autorità albanesi, sottolineando che non ci sono prove che i due studenti coinvolti avessero account su TikTok, e che i video relativi al caso sono apparsi su una piattaforma diversa.

Nonostante la grande popolarità di TikTok in Albania, con 1,53 milioni di utenti over 18 all'inizio del 2024, non ci sono indicazioni che i dati o le statistiche della piattaforma abbiano influito sulla decisione del governo.
Inoltre, le autorità non hanno reso pubblici rapporti o dati dettagliati sulle consultazioni, facendo poca chiarezza riguardo alle basi del divieto.

Diverse organizzazioni hanno liquidato le consultazioni come di pura facciata, sostenendo che non hanno coinvolto attori chiave, come esperti di sicurezza e media, né fornito dati o prove sufficienti a motivare il divieto.

Secondo le autorità, il divieto è condizionato all'adozione da parte di TikTok di misure di sicurezza più rigorose, tra cui la moderazione dei contenuti in lingua albanese. Rimangono ancora dubbi sulle modalità e la durata effettiva dell’attuazione, con alcuni utenti che riferiscono di non avere più accesso all’app, mentre altri non sembrano riscontrare limitazioni.

Tra restrizioni e protezione, i rischi per la libertà di espressione

Il divieto di TikTok ha suscitato un acceso dibattito in Albania su come bilanciare le misure di protezione con la salvaguardia dei diritti e della libertà di espressione.

Pur riconoscendo i rischi posti dai social media, SafeJournalists Network (SJN), i partner del Media Freedom Rapid Response (MFRR) e diverse organizzazioni della società civile hanno espresso grave preoccupazione per la decisione del governo albanese, sostenendo che “la sospensione totale di una piattaforma supera significativamente il principio di proporzionalità, limitando la legittima possibilità di espressione di tutti gli utenti, il dibattito pubblico e l'accesso a fonti di informazione diverse.”

Anche l'Associazione dei Giornalisti d'Albania (AJA) ha criticato la mossa, parlando di un pericoloso precedente che mira a limitare la libertà di espressione attraverso la censura digitale. "Limitare l’accesso alle piattaforme senza affrontare le cause alla radice dei danni online non è la soluzione", ha dichiarato l'AJA, annunciando che porterà il caso davanti alla Corte Costituzionale.
Osman Stafa, giornalista e membro del consiglio dell'AJA, ha dichiarato a OBCT che misure così drastiche difficilmente risolveranno il problema più ampio della violenza o dell'incitamento all'odio. "Qualsiasi forma di censura sui social network danneggia gravemente la libertà di espressione, soprattutto per piattaforme come TikTok, che grazie al suo algoritmo promuove contenuti ben oltre la rete di follower dell'utente. La censura non è mai stata una soluzione. Sarebbe come vietare la circolazione stradale per ridurre gli incidenti", ha osservato Stafa.

Tempismo politico: una restrizione ad hoc per le elezioni?

Il divieto di TikTok ha sollevato dubbi sulle reali motivazioni politiche dietro la decisione. Con le elezioni parlamentari fissate all'11 maggio 2025, e il Partito Socialista di Edi Rama che punta a ottenere un quarto mandato consecutivo, le forze di opposizione e i gruppi della società civile hanno individuato nella mossa un chiaro tentativo di limitare la libertà di espressione e silenziare le voci critiche.

Sali Berisha, leader del principale partito di opposizione, il Partito Democratico (PD), ha accusato Rama di voler reprimere quello che è diventato uno strumento cruciale nelle campagne politiche, sostenendo che il divieto abbia come obiettivo quello di svantaggiare l'opposizione proprio in vista delle prossime politiche.

Anche il Center for Science and Innovation for Development (SCiDEV), un think tank di Tirana, ha duramente criticato la misura, mettendo in guardia sui rischi legati alla decisione presa in un periodo pre-elettorale. "Poiché la decisione entra in vigore a ridosso della campagna elettorale, è fondamentale fare attenzione a non adottare misure che possano essere percepite come politicamente motivate o come una forma di repressione della libertà di espressione", riporta il comunicato .

Vladimir Karaj, editor di BIRN Albania, ha dichiarato a OBCT che i nuovi partiti politici nati in Albania, spesso emersi dalla società civile, hanno utilizzato TikTok per avere visibilità, considerando anche la popolarità tra i giovani, mentre la tempistica e le deboli argomentazioni su cui poggia la decisione potrebbero far pensare che si stia andando andare oltre la sicurezza dei minori.

"La violenza nelle scuole non nasce da TikTok e non può essere risolta con un divieto. Gli studenti coinvolti nell'incidente usavano Snapchat, ma il primo ministro non ha decretato il divieto di questa piattaforma, probabilmente perché non è mai stato uno strumento per veicolare messaggi politici", rivela Karaj.

Anche il giornalista Osman Stafa pensa che TikTok sia diventato uno strumento cruciale per i partiti di opposizione, che spesso faticano a ottenere visibilità nei media tradizionali albanesi, a causa dell’influenza dal governo.

"Sia i partiti tradizionali che quelli nuovi hanno difficoltà ad accedere ai media tradizionali, specialmente con le elezioni a soli due mesi di distanza. Edi Rama sembra aver preso di mira TikTok in quanto piattaforma impossibile da controllare attraverso i metodi convenzionali usati per altri mezzi di informazione, tra cui i permessi edili per i proprietari, tanto per fare un esempio", ha affermato Stafa, lanciandosi in una previsione secondo cui la decisione sarà probabilmente revocata dopo le elezioni, ben prima del termine dei 12 mesi.

La tendenza globale e il caso albanese

La scelta dell'Albania di bloccare TikTok si colloca in un contesto globale più ampio, in cui diversi paesi stanno esaminando il ruolo delle piattaforme social nell'amplificazione di contenuti dannosi, nella gestione della privacy e nella loro influenza sui processi politici.

In Europa, l'attenzione si è concentrata sulla moderazione dei contenuti e sulla sicurezza dei minori. Paesi come Francia, Germania e Belgio hanno infatti imposto limitazioni per i minori, mentre l'Italia ha sanzionato TikTok con una multa da 10 milioni di euro a causa di controlli inadeguati sui contenti, e in particolare quelli che possono porre un rischio per la sicurezza dei minori.

Alcuni governi hanno anche vietato l'app sui dispositivi ufficiali per motivi di sicurezza informatica. Mentre dalla Romania sono emerse preoccupazioni sull'influenza di TikTok nelle elezioni presidenziali.

Tuttavia, l'approccio albanese si distingue da quello internazionale. A differenza di altri paesi, concentrati su rischi o violazioni specifiche, il governo albanese ha optato per un divieto a tutto campo, senza citare violazioni legali concrete da parte della piattaforma, sollevando quindi interrogativi sulla proporzionalità del provvedimento e sulla sua conformità agli standard internazionali relativi ai diritti digitali e alla libertà di espressione.

Daniel Prroni, ricercatore e co-autore di un recente studio sull’approccio albanese alla regolamentazione delle piattaforme digitali, ha dichiarato a OBCT che la misura non affronta le vere problematiche legate all'uso dei social media e potrebbe persino aggravarle. “Stabilire un precedente sui divieti imposti dal governo alle piattaforme digitali senza andare alle cause profonde dei fenomeni che si vogliono contrastare non è la soluzione e rischia di limitare ingiustificatamente la libertà di espressione di migliaia di cittadini”, dice Prroni.

Guardando oltre gli effetti immediati, Prroni avverte che la linea adottata dall’Albania potrebbe anche compromettere il percorso verso l’allineamento con il quadro normativo dell’Unione Europea.

“Nel processo di integrazione europea e nell’ambito del Piano di Crescita per i Balcani Occidentali, l’Albania si è già impegnata a conformarsi al Digital Services Act dell’UE, una normativa che offre soluzioni più eque e sostenibili, rafforzando i diritti degli utenti, stabilendo regole chiare sulla moderazione dei contenuti e concedendo maggiori poteri di controllo alle autorità locali. Le istituzioni dovrebbero concentrarsi in questa direzione. È questo che ci si aspetta da un Paese candidato all’adesione,” conclude Prroni.


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