
Divni časi nadahnuća i druge priče - Radio Gornji Grad
I racconti brevi “Divni časi nadahnuća i druge priče” (Meravigliosi momenti di ispirazione e altri racconti) di Božidar Stanišić, pubblicati online da Radio Gornji Grad, vengono dedicati alla vanità della fiera di scrittori ed editori. Riceviamo e volentieri pubblichiamo la traduzione della prefazione
I racconti brevi “Divni časi nadahnuća i druge priče” (Meravigliosi momenti di ispirazione e altri racconti) di Božidar Stanišić sono stati pubblicati il 13 novembre 2024 da Radio Gornji Grad (scaricabile in formato PDF in lingua bosniaca). Božidar Stanišić è scrittore, poeta e traduttore, nato a Visoko (1956) e dallo scoppio della guerra in Bosnia Erzegovina ha lasciato il paese per vivere in Italia. Tra i suoi libri: Bon voyage (Nuova Dimensione, 2003), I buchi neri di Sarajevo (Bottega Errante, 2016), La giraffa in sala d’attesa (Bottega Errante, 2016), La cena. Avanzi dell’ex-Jugoslavia (Marotta e Cafiero, 2021).
Dentro e fuori, prefazione dello scrittore sloveno Marjan Pungartnik
Hai mai notato che la scrittura appare come una sorta di nevroticismo? È come se ci svegliassimo in mezzo al mondo, in cui non troviamo più la verticale, in cui la porta alle nostre osservazioni è chiusa, le persone sono ossessionate dalle loro opinioni e preoccupazioni e noi siamo solo un fastidio tra loro. Ero ossessionato dall'idea di un epilettico che, dopo un attacco, si risveglia in un mondo che non gli appartiene più. Né lui al mondo, né il mondo a lui. Non apparteniamo più alla stessa realtà? L'editore, che qualche tempo fa era alla ricerca di "voci nuove", perché quello era il suo compito nella fondazione di una comunità ormai morta, ti vede come uno straniero che si intromette nel suo nuovo mondo. Non siamo più presenti in esso. Apparteniamo a un'istituzione che si occupa di voci devianti, di ricordare il verso originale, la storia.
Adesso là sono sedute altre persone, noi siamo lo spettro di qualcosa di estraneo nella loro casa. Siamo arrivati nel bel mezzo della festa come ospiti sconosciuti. Ci viene in mente la poesia La grande danza al colle (1923) di Ernest Hemingway, in cui il portiere che ci butta fuori da una festa chiusa ride maliziosamente, e la festa (la letteratura) è loro, loro sono i progetti europei, le riviste, le fiere (che nei racconti di Stanišić giocano su un terreno quasi militare).
La letteratura è qualcosa che appartiene a qualcosa di là, sia essa una casa perduta o distrutta, un enorme vuoto di patria, l'estraneità della voce, sia pure l’esilio, l'esclusione, l'insoddisfazione che accompagna la letteratura fin dalla sua nascita. Ora c'è solo quello di cui parliamo con esitazione, diciamo se osiamo parlare. È qualcosa senza nome. Ogni parola che scriviamo parla di ciò che non c'è più. Siamo reali al riguardo? NO. Vera è solo Lei, che viaggia con lo scrittore attraverso tutte le situazioni insensate e che lo segue con trepidazione in ogni cosa ed è il suo ultimo rifugio. I volti della letteratura lì sono fantasmatici. Vogliono sottometterci. Sei un provocatore, una voce spinta al limite estremo, che disturba, anche se si tratta di insoddisfazione o di una diversa idea estetica o etica del mondo.
La raccolta di questi racconti di Božidar formalmente assomiglia ad un arco. Innanzitutto, inizia con i pensieri più tranquilli, con le belle frasi di una coppia sposata, in cui c'è più comprensione che parole esplicite, e la conversazione riguarda sempre la letteratura. Poi cresce in un'insoddisfazione interna e in una conversazione con un grillo e un monumento (un dialogo Bloomiano?), fino ad un dialogo aperto di un provocatore insoddisfatto, fino alle immagini provenienti - se così si può dire - dal mondo della cultura cui il calcolo è del tutto funzionale, prevalgono la violenza mediatica e il cattivo gusto. In tutto seguiamo l'ansiosa incertezza ammiccante dell'autore che racconta storie di un mondo scomparso.
Questa raccolta è un insieme di scritti di innumerevoli domande sul senso della patria nella letteratura. Anche sul fatto che, con ogni probabilità, lo scrittore non ha una patria.
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