Proteste studentesche per le alluvioni a Jablanica - © Vedad.Ceric/Shutterstock

Proteste studentesche per le alluvioni a Jablanica - © Vedad.Ceric/Shutterstock

Diverse azioni di disobbedienza civile e boicottaggio, organizzate nelle ultime settimane in tutta la Bosnia Erzegovina, potrebbero essere il segnale del risveglio di un attivismo civico rimasto a lungo latente

26/02/2025 -  Darko Kurić Sarajevo

Dalla fine della guerra ad oggi, in Bosnia Erzegovina si sono verificate pochissime proteste di massa. Eppure, la lista delle cause di malcontento popolare, che con il passare del tempo è diventata sempre più lunga, ormai sembra infinita.

L’inerzia delle autorità di fronte ai crimini ambientali, la piaga dei femminicidi, l’impunità per i disastri come quello accaduto nell’ottobre dello scorso anni quando forti alluvioni hanno colpito Donja Jablanica, causando diciannove morti.

Questi sono solo alcuni dei motivi per cui da mesi ormai, in particolare dall’inizio del 2025, i cittadini della BiH scendono in piazza per protestare. Frustrata dal costante aumento dei prezzi, la popolazione sta organizzando anche boicottaggi dei negozi in tutto il paese.

Si tratta di proteste locali e sporadiche, di portata limitata, con richieste rivolte a diversi organismi di potere del complesso ordinamento della Bosnia Erzegovina. Non è però da escludere che attorno ad alcune questioni possa nascere una solidarietà più ampia capace di spingere i cittadini di diverse aree del paese a mobilitarsi, anche intraprendendo azioni più decise, insistenti e potenzialmente fruttuose.

Date queste premesse, viene da chiedersi se la popolazione bosniaco-erzegovese possa risvegliarsi dal lungo letargo e se le proteste studentesche in Serbia e lo sciopero della spesa in Croazia possano spingere diversi gruppi sociali in BiH ad agire.

Uniti attorno alle questioni globali

Negli ultimi mesi, alcuni temi si sono rivelati una potenziale spinta alla solidarietà tra le persone che vivono in diverse unità amministrative della BiH.

La popolazione di molti villaggi e città protesta contro la violenza di genere, mentre alcuni casi di sfruttamento sfrenato delle risorse naturali, come quello di Majevica, hanno riunito gli abitanti di diversi comuni di entrambe le entità costitutive della BiH.

La recente mobilitazione, organizzata da un gruppo informale di studenti a Sarajevo e Kalesija a seguito dell’ennesimo caso di femminicidio, è solo l’ultima di una lunga serie di proteste contro la violenza di genere in tutto il paese.

Da anni ormai gli attivisti e i cittadini chiedono che il reato di femminicidio venga inserito nel Codice penale della BiH. Ad ostacolare la lotta alla violenza di genere, come sottolineano gli esperti, sono la mancanza di risorse, la scarsa collaborazione tra le istituzioni e l’indifferenza.

Nell’ottobre dello scorso anno, in diverse città della Bosnia Erzegovina si sono tenute manifestazioni di protesta a causa dell’aumento dei casi di femminicidio e per denunciare le carenze sistemiche nella prevenzione della violenza di genere e nella tutela delle vittime.

Solo nel 2024 in Bosnia Erzegovina sono state uccise dodici donne. Nel periodo compreso tra il 2015 e il 2021, cinquantasei donne sono state uccise da partner o ex partner. Tuttavia, nessuno di questi omicidi è stato classificato come femminicidio.

Dal 2023 i cittadini della BiH hanno espresso in vari modi il loro malcontento per lo sfruttamento delle risorse naturali del paese. Ad attirare particolare attenzione è stato il progetto di esplorazione dei giacimenti di litio sul monte Majevica.

La popolazione locale – come anche i sindaci dei comuni (di entrambe le entità) di Lopare, Tuzla, Čelić, Ugljevik, Teočak, Bijeljina e Sapna e del distretto di Brčko – ha a più riprese messo in chiaro di essere contraria all’apertura di una miniera di litio in quest’area temendo che il progetto potesse provocare l’inquinamento dell’acqua, del suolo e dell’aria.

All’inizio del 2025, più di seimila cittadini di Bijeljina, Zvornik, Lopare e Ugljevik hanno firmato una petizione per chiedere all’Assemblea popolare della Republika Srpska di introdurre una moratoria sulle ricerche geologiche e lo sfruttamento di minerali e altre risorse sul monte Majevica.

Proteste e boicottaggi

Alcuni sociologi e analisti ritengono che le proteste degli studenti bosniaco-erzegovesi, organizzate dall’inizio di quest’anno a Banja Luka, Tuzla e Sarajevo, abbiano tratto ispirazione dalla mobilitazione studentesca in Serbia. D’altra parte, lo sciopero della spesa, in risposta al carovita, con ogni probabilità è stato incoraggiato dal successo di simili azioni in Croazia.

Nei mesi di gennaio e febbraio si sono tenute almeno sei manifestazioni studentesche nel campus universitario di Banja Luka a sostegno degli studenti serbi che da mesi protestano e bloccano le strade, chiedendo responsabilità e giustizia per le quindici vittime del crollo alla stazione di Novi Sad.

Alla protesta studentesca dello scorso 31 gennaio a Banja Luka si sono uniti anche molti cittadini. I partecipanti alla manifestazione dell'8 febbraio hanno espresso il loro sostegno alle proteste per chiedere giustizia per le vittime delle alluvioni a Jablanica.

A Sarajevo, un gruppo informale di studenti ha organizzato una serie di proteste con lo slogan “Arriverà mai una svolta?”, denunciando le condizioni in cui vive la popolazione dell’area di Jablanica, Konjic e Fojnica colpita dalle alluvioni dello scorso anno.

Alla manifestazione tenutasi lo scorso 10 febbraio davanti alla sede del parlamento della Bosnia Erzegovina hanno partecipato centinaia di cittadini, chiedendo responsabilità e giustizia per le vittime delle alluvioni.

Domenica 23 febbraio, numerosi studenti e cittadini, riuniti in gruppi informali, sono scesi in piazza per protestare a Zenica e Sarajevo, invitando anche altre città a unire le forze, organizzare manifestazioni pacifiche ed esprimere solidarietà.

Migliaia di studenti e cittadini si sono radunati a Tuzla lo scorso 27 gennaio per esprimere il proprio malcontento per l’aumento delle tariffe dei mezzi pubblici locali. Quello del trasporto pubblico a Tuzla è un problema annoso e per molti l’ultimo aumento dei prezzi è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

I cittadini insoddisfatti hanno annunciato che continueranno a bloccare le strade e a non mandare i figli a scuola fino a quando le loro richieste non verranno esaudite, compresi i bonus per l’acquisto di abbonamenti mensili e la creazione delle condizioni per un mercato giusto e concorrenziale.

Attualmente, a Tuzla i servizi di trasporto sono forniti da una sola azienda privata che quindi detiene il monopolio sul mercato locale.

Negli ultimi mesi, i cittadini della BiH hanno a più riprese espresso pubblicamente il loro malcontento anche per il costante aumento dei prezzi di beni e servizi essenziali.

Recentemente, a Zenica si sono svolte due grandi manifestazioni di protesta. Lo scorso 9 febbraio centinaia di cittadini sono scesi in piazza per chiedere responsabilità per le tragedia di Jablanica e per fornire sostegno alla popolazione colpita dalle alluvioni.

Una settimana dopo, il 16 febbraio, migliaia di cittadini hanno partecipato a una marcia pacifica contro la corruzione, la mancanza di trasparenza nell’operato del governo, la violenza, il carovita e l’inflazione.

Dall’inizio di quest’anno, a causa dei prezzi elevati, alcuni gruppi informali sui social hanno più volte invitato i cittadini di tutta la Bosnia Erzegovina a evitare di fare acquisti in determinati giorni, soprattutto nelle grandi catene di vendita al dettaglio.

Un'iniziativa analoga è in corso da settimane anche in Croazia, dove si vedono già i primi risultati tangibili con la decisione del governo di bloccare i prezzi di alcuni beni di prima necessità

Il boicottaggio ha innescato cambiamenti anche in Bosnia Erzegovina, dove il governo della Federazione BiH ha adottato misure per abbassare e calmierare i prezzi dei beni alimentari di prima necessità e dei prodotti per l’igiene.

Il 15 febbraio a Brčko si è tenuta una protesta pacifica che ha visto la partecipazione di un centinaio di persone insoddisfatte dell’attuale situazione economica, del modo in cui vengono spesi i soldi pubblici e dell’operato dell’amministrazione locale.

Con una marcia di protesta organizzata sabato 22 febbraio a Tuzla, i pensionati ancora una volta hanno sottolineato la difficile situazione in cui si trovano.

Tra le altre recenti manifestazioni, spiccano le proteste dei minatori e degli operai della centrale termoelettrica di Ugljevik, protrattesi per quasi tutto il mese di gennaio. Le interruzioni della produzione, dovute ai debiti e alla costante carenza di carbone, hanno causato ingenti perdite per l’azienda, mettendo a rischio numerosi posti di lavoro e scatenando la rivolta degli operai.

Lo scorso 30 gennaio hanno protestato anche gli abitanti dei villaggi circostanti, che da anni denunciano il problema delle frane, causate dall’attività estrattiva.

Un ambiente ostile al dissenso

Le attuali proteste e occupazioni in Serbia sono caratterizzate da una forte solidarietà tra studenti e cittadini di tutto il paese. Il malcontento viene incanalato verso un unico centro di potere e un regime consolidato. In Bosnia Erzegovina invece la situazione politica e sociale è diversa.

Secondo gli analisti, la struttura della Bosnia Erzegovina rende difficile organizzare proteste su larga scala. Il sistema politico troppo frammentato, con quattro livelli di potere e ben quattordici governi, non permettere di identificare un’unica autorità ritenuta responsabile di un determinato problema.

Le divisioni amministrative incidono in maniera decisiva sul carattere e la portata delle proteste, pertanto è difficile che uno stesso motivo, per quanto giustificato, spinga un gran numero di cittadini di tutto il paese a scendere in piazza per protestare insieme.

Ad ostacolare la solidarietà tra cittadini di diverse aree della BiH, ma anche tra membri di diversi gruppi etnici, sono anche le divisioni sociali, costantemente alimentate dal nazionalismo e dalla strumentalizzazione politica.

Un altro fattore che rende difficile riunire i cittadini malcontenti, soprattutto giovani, è legato alla situazione demografica del paese. Di fronte alla fuga di giovani, è difficile immaginare un nuova mobilitazione di massa come la cosiddetta “protesta JMBG” del 2013, nota anche come "bebolucija", o le proteste dei cittadini indignati che nel febbraio 2014 avevano scosso il paese.

L’opinione pubblica ricorda anche le massicce proteste organizzate a Sarajevo e Banja Luka per chiedere verità sulla morte di Dženan Memić e David Dragičević. La mobilitazione di protesta “Pravda za Davida” [Giustizia per David] è stata repressa con violenza dal regime della Republika Srpska.